GLI EFFETTI DI FARSOPOLI
Martedì, 23 Marzo 2010Su Tuttosport, nell’estate del 2006, fu pubblicato un nostro “Decalogo” del vero tifoso juventino. Un comandamento decisivo era “Non fischiare i giocatori, mai, ma incitarli e sostenerli”. Non solo per una concezione di tifo “all’inglese”, ma anche perché insultarli non produce nessun risultato. E’ giusto prendersela con l’allenatore, e certamente con i dirigenti, magari pure con il Presidente, quando sbagliano e quando raccontano favole.
In questo caso, fermo restando che alcune responsabilità di singoli calciatori possono esserci, è da fischiare chi ha sbagliato: nella campagna acquisti, in quella non acquisti, nell’avere perso tempo prezioso tra dicembre e gennaio dopo che il progetto estivo (del 2009) si era rivelato disastroso, nell’averlo concepito e nell’averlo presentato come la premessa del ritorno ai grandi trionfi. Quelli che mancano dal 2006, quando le intercettazioni illecitamente rese pubbliche di un’inchiesta che (abbiamo appreso dal processo di Napoli) un tenente collonnello dei Carabinieri costruiva a partire dai “cartellini” pubblicati su un paio di quotidiani sportivi, servirono a costruire il processo mediatico (sportivo?) mirato a decapitare la Juventus. Perché, non dimentichiamolo mai, è Farsopoli la causa vera della situazione della Juve di oggi.
