Lettera a Borrelli

14 Dicembre 2006

Egregio Dottor Borrelli,
In questi giorni molti le hanno chiesto di ritirare le sue dimissioni. Perché vedevano in lei la garanzia del risanamento del mondo del calcio. D’altronde, è un fatto che lei si è pronunciato con forza contro il malcostume imperante. Il designatore degli arbitri Paolo Bergamo ha dichiarato che esponenti di tutte le squadre facevano telefonate del tipo e del tenore di quelle di Moggi, anche se siamo a conoscenza solo di queste ultime. Ciò farebbe pensare che le altre, seppure intercettate, sono scomparse. Cosa gravissima, che preferiamo escludere. Mentre invece possiamo pensare che semplicemente si sia deciso di intercettare solo le telefonate di un soggetto (di una squadra, cioè) e non di altri (e di altre squadre). Quando il magistrato Di Pietro scoprì un caso di corruzione che riguardava l’esponente di un solo partito, ma fu chiaro che la questione era ben più generale, il suo pool indagò su tutto il ceto politico; ed esponenti di tutti i partiti furono indagati e, se del caso, arrestati e poi condannati. Nel caso di “calciopoli”, invece, non si è mai deciso di indagare su tutti, ma solo su uno (anche se altri finirono nelle indagini) e il materiale che le è stato messo a disposizione è del tutto parziale.
Lei ha dato un giudizio negativo sui numerosi gradi di giudizio sportivo e sull’arbitrato. I gradi sono solo due e i regolamenti prevedono il tipo di pena (ad es. retrocessione), ma, ad esempio nel caso di una penalizzazione, né i criteri con cui infliggerla né il massimo o il minimo della pena stessa. E’ forse per questo che hanno un senso sia la possibilità di conciliazione sia l’arbitrato. Coloro che ipocritamente plaudirono alla sua inflessibilità (perché poteva essere esercitata solo sui casi oggetto di indagine, ma non su quelli che non lo erano, relativi alle loro squadre del cuore), ora le hanno chiesto di ritirare le dimissioni perché vogliono farsi schermo della sua fama per proclamare che l’arbitrato non deve chiudersi con una significativa riduzione di pena.
Come lei ben sa, in questi giorni sono emerse i gravissimi fatti relativi alle intercettazioni illegali della Telecom. Illegalmente pare che siano stati intercettati anche personaggi del calcio; e il capo degli intercettatori riferiva direttamente al suo superiore, che è il vicepresidente di una squadra di calcio la quale  sicuramente (avendo patteggiato, nel maggio 2006) ha commesso un reato che per la giustizia sportiva significa retrocessione (ma su questo nessun procedimento è mai stato aperto e quindi lei non ha potuto intervenire in alcun modo). Alcuni degli intercettati erano considerati “nemici” di quella stessa squadra. E’ evidente che su queste illegalità procederà la magistratura; e che quindi  questa volta sarà meno facile per la giustizia sportiva fare finta di niente. Tanto più che le curiose dichiarazioni del presidente della squadra in questione confermano che era a conoscenza dell’illecito. Ebbene, sabato scorso alcuni di quegli stessi che la invocano in nome della severità e della pulizia esprimevano in televisione la loro preoccupazione per il “polverone” che avrebbe potuto coinvolgere la squadra suddetta, con il rischio, dicevano affranti, che il campionato venisse sospeso. Per questi paladini della giustizia evidentemente il campionato viene prima della giustizia. Lascio a lei le conclusioni da trarre sulle intenzioni e sul rigore di questi suoi paladini.
P.S. Alla Juventus sono stati revocati due scudetti e uno, “lo scudetto dell’onestà”, è stato assegnato all’Inter, la squadra di cui sopra. Se il giorno successivo all’arbitrato la Juventus si rivolgesse al Tribunale Sportivo di Losanna (che è come dire la Cassazione), lei ancora penserebbe ad un eccesso di gradi di giudizio?

Paolo Bertinetti