Berlusconi, coerenza mondiale

22 Gennaio 2008

L’udienza preliminare di calciopoli è servita a stabilire che l’8 febbraio il giudice si pronuncerà sui rinvii a giudizio e che si utilizzerà l’aula bunker allestita per il processo che servì a mettere alla gogna un innocente, Enzo Tortora. Questa volta dovrebbe andare diversamente. Queste prime fasi lasciano capire che tutto si concluderà con la prescrizione. Va bene all’accusa, che potrà dire di avere avuto ragione, perché gli accusati erano colpevoli ma il reato è prescritto. Va bene alla difesa, che potrà dire che gli accusati erano innocenti, ma che non hanno potuto provarlo perché il reato di cui erano ingiustamente accusati è prescritto.

Le nuove costituzioni di parte civile sono soltanto una sceneggiata da usare in chiave mediatica. Tutto il processo si riduce a questo. E’ una nuova puntata del linciaggio avvenuto nell’estate 2006 (e proseguito anche dopo). E che ora viene riproposto usando Moggi per continuare a dire Juve ladrona. Ladri, semmai, sono quelli che hanno rubato due scudetti alla Juventus; peggio ancora quelli che uno dei due se lo sono cucito sulla maglia.

Berlusconi ha detto che calcioli fu una montatura. Come dargli torto? Solo non dice che fu una montatura per togliere di mezzo la Juve; e lascia capire che servì per regalare uno scudetto all’Inter. Mentre lui ne rivendica due. “Qualche club aveva più influenza”, dice. Chi più del Milan, con lui Presidente del Consiglio, proprietario di tre televisioni e con il fido Galliani ai vertici del Palazzo del calcio?

Berlusconi è coerente. Chiese due scudetti e ordinò a Galliani di restare al suo posto. Tutti telefonavano ai designatori Bergamo e Pairetto, ma solo Moggi veniva indagato e accusato. Uno solo parlava direttamente con chi era in campo ad arbitrare: Meani, in libro paga al Milan. Uno solo, Galliani, cercava di combinare incontri segreti con Collina. In base alle accuse l’unica squadra più “colpevole” della Juventus era il Milan. Grazie alla difesa di attacco di Berlusconi, le pene richieste furono più lievi, le pene inflitte più lievi ancora; e poi ridotte ancora di un punto per consentire al Milan di fare la Champions. Tutti siamo contenti che un club italiano abbia vinto la coppa mondiale. Vinta da una società che, se non si difendeva attaccando, non avrebbe fatto neanche i preliminari di quella europea.

La Juve fece dimettere Moggi e Giraudo. Nobile scelta. Dopo di che, invece di attaccare proprio in nome di quella scelta, neppure si difese. Tacque. Poi andò al processo sportivo a dichiararsi colpevole. Poi, dopo aver proclamato di farlo, prima rinunciò al TAR dove avrebbe avuto partita vinta (altro che ulteriori penalità: il recente caso Arezzo insegna); e dopo rinunciò al ricorso al Tribunale Sportivo di Losanna, che almeno poteva sanare lo sconcio dello scudetto all’Inter. Rispetto alla nuova campagna di stampa (basata sul fatto che parlare al telefono è reato; mentre per media e Palazzo del calcio falsificazione di documenti, falso in bilancio e corruzione non lo sono), sembra voglia difendersi “vagliando” i propri dirigenti. Questa strategia, nonostante l’uscita di Moggi e Giraudo, non è servita né ad attenuare l’accusa di ladri, né a salvare lo squadrone campione del 2005 e 2006, né ad avere arbitraggi equi nel 2007. Tanto meno ad avere peso in Lega.

Ciascuno deve fare il suo mestiere e farlo bene. Io posso solo scrivere (spero non troppo male). I consiglieri del principe, degli eredi della più gloriosa realtà calcistica italiana, cerchino, almeno da adesso, di fare bene il loro.