Arbitrato
14 Dicembre 2006Repetita iuvant, dicevano gli antichi. E io ripeterò alcune semplici verità perché possano giovare ai protagonisti dell’arbitrato che dovrà decidere sull’entità della pena inflitta alla Juventus. Premessa doverosa: l’arbitrato non potrà rimediare all’unico vero scandalo di calciopoli, cioè la retrocessione in B della Juve. Che sia uno scandalo non lo dico io. Lo dice l’ex- presidente federale De Biase, quando dichiara che “per quello che è emerso” si poteva arrivare a un massimo di “due punti di penalizzazione più una grossa multa”. Lo dice anche una delle più alte figure del mondo giuridico italiano, Antonio Baldassarre, già presidente della Corte Costituzionale, che su Tuttosport del 4 ottobre dichiara (come noi del Manifesto bianconero avevamo detto più volte) che “le colpe del Milan non sono più leggere di quelle della Juventus”, eppure il Milan è in A e in Champions.
Questa clamorosa, invereconda ingiustizia, questa persecuzione tanto meschina quanto efficace orchestrata dai moralisti della domenica su giornali e televisioni di tutta Italia, con una compattezza degna di un paese dittatoriale, purtroppo resterà. Per porvi rimedio si sarebbe dovuto bloccare il campionato più falsato del mondo (e, dice ancora Baldassarre, questo “avrebbe fatto esplodere tutti i paradossi del sistema di giustizia che regola il calcio”, cioè avrebbe consentito di fare giustizia) e questo i paladini dei processi sommari, i sacerdoti del linciaggio, non lo avrebbero mai permesso.
L’arbitrato non deciderà dunque sull’eliminazione di una così palese ingiustizia (se si fosse andati al Tar e quindi alla Corte Europea quelle cosiddette sentenze sarebbero state gettate nella spazzatura ictu oculi, come dicono i giuristi). L’arbitrato deciderà soltanto sulla riduzione della penalità. Sarebbe auspicabile che con un atto di coraggio le autorità del Coni esprimessero una decisione che almeno, senza sanare l’ingiustizia, tuttavia indirettamente la dichiarasse: e cioè si pronunciassero per l’annullamento della penalizzazione, per una “B pulita”. E’ pur vero che uno, se il coraggio non ce l’ha, neppure può darselo. In questo caso, più timidamente, potrebbero salvare la faccia a Rossi, Sandulli e compagnia giudicante lasciando la penalizzazione ma riducendola in misura consistente, ad esempio togliendo dieci punti e scendendo a –7. Se invece la riduzione fosse poco più che simbolica, allora salveranno la faccia a quegli altri e perderanno la propria.
Paolo Bertinetti
Pubblicato su “Tuttosport” 11 ottobre 2006
