QUALE JUVENTUS VUOLE LA JUVENTUS?

20 Luglio 2009

La quasi totalità dei giornalisti sportivi italiani, a patto che non si tratti di incompetenza, è caratterizzata dalla malafede e dal servilismo. Sulla forza della Juventus, dopo avere per mesi sproloquiato sulla sua candidatura allo scudetto (sapendo benissimo che era una bufala, utile solo a vendere più copie e a fare più audience), adesso sputano sentenze dicendo (malamente) ciò che noi abbiamo detto sin da settembre.
Per essere competitiva sui tre fronti (Campionato, Champions, Coppa) la Juventus doveva acquisire quattro campioni – non quattro bravi giocatori, quattro campioni (persino Sconcerti lo aveva scritto sul Corriere della sera, il 2 febbraio 2008). Ne prese uno solo. Dovette inoltre impostare la preparazione sui preliminari di Champions (e i preparatori fecero inoltre un bel po’ di errori: non ha precedenti una simile ecatombe per fatti muscolari) e non rinforzò la squadra a gennaio.
Ciò nonostante questa squadra, questi giocatori, hanno fatto cose straordinarie, soprattutto contro il Real e in Champions, compreso il pari con il Chelsea – risultato di grande significato, come può testimoniare chiunque abbia visto le ultime partite della insopportabile squadra londinese. Non potevano fare di più. Anche tenendo conto delle scelte (e soprattutto delle non scelte) poco felici di Ranieri.
L’attuale Juventus, che con pochi ritocchi è quella sopravvissuta alla decapitazione del 2006, non poteva competere sui tre fronti. Ma neppure sul solo fronte del campionato. Se fosse davvero stata competitiva, ci avrebbero pensato gli arbitri. Già così sono stati importantissimi gli aiutini, e quindi i punti, regalati all’Inter; se non fosse bastato ci sarebbero stati ulteriori “errori arbitrali” per toglierne alla Juventus. Chiunque abbia ricamato sulle chances della Juventus è un incompetente; o un irresponsabile; o un tifoso sognatore.
In una recente intervista pubblicata su “La Stampa” Dino Zoff ha detto quello che fino a che l’abbiamo detto noi è stato presentato come un atto di accusa contro la società. Primo: i soldi investiti erano inferiori al necessario per costruire una squadra da scudetto. Secondo: in ogni caso molti sono stati spesi male, perché gli acquisti indovinati sono stati tre, Iaquinta, Sissoko, Amauri. Terzo: Ibra è un grande campione e fa venire la nostalgia (che in italiano significa che tutto si poteva fare tranne che darlo all’Inter).
Nel 2006 la scelta di fondo della proprietà fu quella di reinventare una nuova Juventus, a partire dai “vecchi” campioni, e di evitare qualsiasi contrapposizione con Federazioni, squadre rivali, giornalisti faziosi o meno, per proporre una nuova Juventus, pulita e simpatica.
Non c’è stadio dove non continuino a darci dei ladri, non c’è svista arbitrale  a nostro favore che i giornalisti non denuncino cento volte con indignazione, non c’è torto arbitrale subito dalla Juve che non venga invece liquidato in due secondi, o addirittura ignorato. I quanto alla simpatia, la Juventus è simpatica solo fino a quando non è temibile. Poiché televisioni e giornali, con l’eccezione di Tuttosport, sono nelle mani dei nemici della Juventus, quella scelta, gestita in modo assai abile da Cobolli Gigli, poteva sembrare conveniente. Non è stato così. E’ tempo che  la proprietà ne prenda atto; e che si renda conto del fatto che accettare la sentenza di Farsopoli e, cosa inaudita, il dono all’Inter dello scudetto rubato alla Juventus è stato un regalo agli anti-juventini a cui deve porre rimedio.
Così come deve decidere quali sono gli obbiettivi per la prossima stagione, ovviamente proporzionali a quanto investito (e a come investito). Quanto annunciato fino ad ora, per l’anno prossimo fa prevedere al massimo un 2° o 3° posto e il passaggio agli ottavi di finale in Champions. Visto che non si potrà più contare su Nedved (e che anche gli altri avranno un anno di più), per essere competitivi su tre fronti di campioni bisognerebbe quindi prenderne cinque. I fondo, in tempi di crisi, sarebbe ammissibile dichiarare che gli investimenti non potranno che essere limitati; ma che, entro quei limiti, si cercherà di ottenere il massimo risultato possibile. Questo, tuttavia, richiede che i compiti tecnici, dal mercato alla preparazione atletica, vengano affidati a persone che conoscono a fondo il calcio italiano e il mondo del calcio. Richiede una svolta, che tenga conto delle critiche, o comunque delle riserve, che gli stessi giornalisti “neutrali” hanno avanzato. Gli yes men non servono alla Juventus; come non servirono alla FIAT.
Se qualcuno avesse ancora delle illusioni sull’utilità di fare i simpatici, rifletta sulla partita di sabato contro l’Inter. Cosa avrebbero detto i vari commentatori se l’interista Zanetti, in attacco, avesse subito un fallo non fischiato dall’arbitro e la Juve ne avesse approfittato per segnare in contropiede? Poiché il fallo era su Chiellini, abbiamo invece ascoltato soltanto gli inni alla meravigliosa ripartenza dell’Inter. Farina era lì; e sul momento gli stessi telecronisti di Sky hanno fatto notare la “stranezza” della cosa. Ma dopo c’è stato il silenzio assoluto sull’irregolarità di quell’unico goal che sono riusciti a farci. Ripeto: pensate a cosa si sarebbe detto a parti invertite.
Cosa si è detto invece dei cori contro Balotelli? Immaginate che Cobolli avesse detto: “Gli ultras hanno esagerato, ma parlare di cori razzisti in questo caso è sbagliato, si è trattato di cori contro un giocatore avversario”. Questa fu la dichiarazione di Moratti quando i tifosi interisti insultarono Marc Zoro. Detto dal presidente degli onesti era giustificazione sufficiente. La ferma condanna di Cobolli invece non lo è. Naturalmente per i recenti cori dei tifosi della Roma contro Balotelli nessuna punizione e nessuna indignazione. Ma il punto decisivo è un altro. Quello che temo non abbiano capito i dirigenti juventini e i giornalisti de “La Stampa”, è che si è trattato di una manovra (non dissimile da quella del 2006) per screditare la Juventus, per metterla di nuovo sotto accusa. A quei sepolcri imbiancati che in tv, radio e giornali si esibiscono nella recita dell’indignazione, del razzismo non potrebbe fregargliene di meno. Quello che interessa loro è trovare una nuova scusa per attaccare la Juve strumentalizzando la rabbia dei suoi tifosi (che sono tra i più corretti di tutta Italia).
La “signorilità” non paga su nessun fronte; tanto meno su quello arbitrale. Due esempi recenti. Rosso diretto su Tiago (se si fosse trattato di Totti ci sarebbe stato il giallo?). Espulsione di Camoranesi contro la Lazio (se quel fallo l’avesse commesso Zanetti, cosa avrebbe fatto l’arbitro?). Gli arbitri fischiano sistematicamente contro la Juventus.
I giornalisti pure. Su questo punto la proprietà qualcosa certamente può fare. Ai direttori dei giornali dove ha voce in capitolo faccia sapere che tra i compiti del giornalista non c’è la diffusione della calunnia. Non chieda che la Juventus venga favorita (come invece viene favorito il Milan sui media di Berlusconi). Chieda che non venga denigrata, incriminata e calunniata. Chieda che i giornalisti “sportivi”, quando parlano di Juventus, si sforzino di fare soltanto informazione. Se almeno su parte della stampa non ci sarà più posto per i linciaggi, è possibile che anche sulla parte restante ce ne sia meno. Forse persino su qualche rete televisiva.
Anche su un altro punto, come dicevo prima, la proprietà qualcosa può fare. Non è probabile che alla FIAT vada bene una squadra che non compete né per lo scudetto, né per la Champions. Tuttavia, se è così, abbia l’accortezza di dire che con i mezzi disponibili per qualche anno di più non si può fare; e che si lavora seriamente per un futuro più o meno lontano, senza illudere sul presente e sul futuro prossimo. Se invece vuole che la Juventus sia competitiva sin dal prossimo anno, allora dovrà investire molto di più di quanto ha fatto finora; e dovrà affidare a persone che davvero conoscono il mondo del calcio italiano la gestione delle risorse messe a disposizione.

Paolo Bertinetti

P.S. L’idea del ritorno di Cannavaro è eccellente; sul piano del gioco non saprei. Su quello della comunicazione certamente sì. E’ il capitano della Nazionale …
E’ l’unico che ai Mondiali abbia fortemente difeso la Juve dal linciaggio. E’ quello che con più determinazione l’ha difesa dopo. Quando vinse il Pallone d’oro scrissi su Tuttosport che la Juventus avrebbe dovuto invitarlo a festeggiare a Torino. Cosa che la Juventus non fece, lasciando che i più “ingenui” dei tifosi proclamassero che non volevano festeggiare il “traditore”. Ancora adesso molti tifosi si dichiarano contrari all’idea del suo ritorno per quella stessa ragione. Come ho sempre detto, Cannavaro e gli altri sei campioni non solo non sono traditori, non solo non se ne sono andati loro: semplicemente sono stati venduti dalla Juventus.

P.P.S Questa riflessione è stata scritta la sera stessa del pari con l’Inter (di successivo c’è solo il riferimento a Camoranesi). Ed è stata mandata agli amici del mio indirizzario email già da parecchi giorni. Lo dico per sottolineare come la sconfitta con la Lazio e il pareggio con la Reggina  semplicemente confermino quello che dicevamo sin da settembre. La novità è che da oggi l’appello alla proprietà con cui si chiude l’articolo è diventato ineludibile.