Manifesto
5 Ottobre 2006pubblicato giovedì 13 luglio 2006
Noi che siamo da sempre della Juve, che abbiamo festeggiato la vittoria nell’ultimo campionato (e magari abbiamo regalato la sciarpa con il 29° scudetto ai nostri figli o ai nostri nipoti), siamo sicuri che, indipendentemente dalle cose dette o fatte da alcuni personaggi, che hanno finito per falsare una situazione di palese superiorità, la nostra squadra ha vinto gli ultimi due campionati semplicemente perché era la più forte. (Non è un caso che nella finale mondiale otto giocatori fossero della Juve – e gli altri tre, che fanno 11, sono Emerson, Nedved e Ibrahimovic, tra i migliori delle loro nazionali).
Nelle settimane scorse diversi sostenitori della Juve chiedevano, come i suoi accusatori, che si procedesse secondo giustizia. Ma gli accusatori (non tutti, per carità) non volevano giustizia. Volevano prendersi la loro rivincita contro una squadra colpevole di avere vinto troppo, utilizzando come faro giuridico il pensiero di Charles Lynch (quello per intenderci, che ha regalato al vocabolario la parola linciaggio). Non aspettavano la sentenza della magistratura sportiva. La imponevano loro grazie alla canea mediatica che vedeva coorti di giornalisti della carta stampata e della televisione concordi nello sparare a zero contro un’insopportabile squadra periferica (periferica in quanto squadra di una città periferica – la RAI ha fatto vedere i festeggiamenti mondiali di diverse città, ma non di Torino), che tuttavia da decenni era al centro della passione calcistica di milioni di persone di ogni parte del nostro Paese. E’ vero che alcuni giornalisti si erano lamentati quando altre squadre avevano palesemente violato le regole e tuttavia non avevano subito penalizzazione alcuna. Ma è pur vero che quando l’accusa di violazione ha riguardato la Juve, il lamento si è trasformato in sentenza.
E adesso, come far dimenticare che cinque giocatori della Juve hanno ricevuto l’Ordine al Merito della Repubblica per la vittoria ai Mondiali? Semplice: mandando la Juve almeno in B, cosicché almeno tre o quattro di loro finiranno in altre squadre. Nessuna punizione, nessun purgatorio impedirà agli anti-juventini di riproporre il loro refrain, secondo cui la Juve vince perché compra gli arbitri: lo dicevano già della Juve di Gianni Agnelli, lo diranno comunque di quella dei suoi eredi. Così come nessuna punizione ci impedirà di tenere ferme le nostre convinzioni. Questo, se ce ne sarà data la possibilità, non vuole essere che l’inizio di un discorso più ampio e più approfondito, che ci vede serenamente a disposizione. Naturalmente, nel frattempo, saremmo ben lieti se molti altri si aggiungessero a questo primo gruppo di juventini, quasi tutti torinesi, inviandoci la loro adesione.
Paolo Bertinetti Professore di Letteratura inglese dell’Università di Torino
Felice Bruno, Professore di Cardiochirurgia, Università di El Paso, Texas
Lorenzo Capussotti, Primario di Chirurgia dell’Ospedale Mauriziano
Andrea Galasso, Avvocato penalista
Claudio Gorlier, Professore Emerito dell’Università di Torino
Enrico Madon, Direttore Clinica Pediatrica dell’Università di Torino
Nerio Nesi, Presidente dell’Associazione per i Rapporti Culturali tra l’Italia e la Spagna
Rolando Picchioni, Presidente della Fiera Internazionale del Libro
Antonio Pioletti, Professore di Filologia romanza dell’Università di Catania
Sandro Tizzani, Direttore Clinica Urologica dell’Università di Torino
Gianni Volpi, Presidente del Festival del Cinema Sportivo
