Bilanciopoli

1 Febbraio 2007

Diceva Giulio Andreotti che a pensar male forse si fa peccato, ma che spesso ci si azzecca. Non sono d’accordo con Andreotti: non si fa peccato. Il Corriere dello Sport, il Corriere della Sera e Tuttosport, naturalmente con evidenza diversa, hanno dato notizia del fatto che Moratti è indagato per  il “doping amministrativo” senza il quale l’Inter non sarebbe rientrata nei parametri previsti e non avrebbe potuto iscriversi al campionato 2004/05. (Il che fa supporre che questo sia il motivo per cui Guido Rossi non ha regalato all’Inter anche lo scudetto 2004/05). In realtà la prescrizione è dietro l’angolo e basta che i legali dell’Inter la tirino un po’ per le lunghe e tutto sarà azzerato. E forse potrebbero addirittura ottenere l’archiviazione subito. Ma anche in questo caso, come la mettiamo con le ragioni “etiche” tirate in ballo per regalare all’Inter lo scudetto 2005/06?
Veniamo adesso al mio pensar male. Io ho l’impressione che, data la notizia, i giornali e, soprattutto, le televisioni, si guarderanno bene dal ritornare sull’argomento e lo lasceranno cadere. E che così faranno anche politici e autorità calcistiche. Naturalmente, se mi sbaglio, nessuno più felice di me. Dirò di più. Mi aspetto anzi che qualche moralista amante della giustizia, ispirato dal principio che nessuno è colpevole fino a quando non viene condannato con sentenza definitiva, si indignerà assai per le accuse, “tutte da provare” contro degli onest’uomini che, fino a prova contraria, sono innocenti. Mi aspetto che a indignarsi siano gli stessi moralisti che la primavera scorsa, di fronte alle accuse per altro neppure formulate chiaramente contro la Juventus, si sono scatenati in un vero e proprio linciaggio mediatico, pronunciando la sentenza prima ancora che il processo iniziasse.
Tuttavia forse qualcosa si può fare. L’idea è di un tifoso bianconero che ha fatto circolare l’indirizzo email delle autorità sportive, FIGC, Coni, Ministro dello sport e della Giustizia, invitando tutti a scrivere alle autorità suddette affinché, almeno loro, non lascino cadere tutta la questione nel dimenticatoio. Gli indirizzi sono: g.melandri@governo.it, ufficio.stampa@giustizia.it, figc.presidenza@figc.it, ufficiostampa@coni.it.
Serve scrivere anche al dott. Borrelli? Non saprei. Su che cosa indaga il dott. Borrelli? Sulle dichiarazioni di Paolo Bergamo, che costringerebbero a riscrivere tutta la stora di “calciopoli”  pare di no. Sul patteggiamento per il caso passaporti falsi neppure. Sulle spiate della Telecom nemmanco. Se il motivo per cui neanche su questa vicenda indagherà è che non ci sono condanne della giustizia ordinaria, bisognerebbe ricordargli che nel caso della Juventus non solo non ce n’erano, ma che per gli stessi accusatori della cosiddetta giustizia sportiva non c’era la violazione dell’art. 6. E che la Juve fu retrocessa per ragioni “etiche” (art. 1). Le stesse ragioni “etiche” per cui all’Inter dei reati prescritti o patteggiati è stato lo scudetto degli onesti.

Paolo Bertinetti, Associazione Nazionale Amici della Juventus

Pubblicato su “Tuttosport” il 19 gennaio 2007