Il superprocuratore Palazzi
3 Ottobre 2007Dovere degli uomini di cultura, diceva il filosofo del diritto Norberto Bobbio, non è quello di proclamare certezze, ma è quello di seminare dubbi. Per adempiere a questo dovere, gli uomini di cultura che hanno dato vita alla nostra associazione, sin dal luglio scorso hanno seminato dubbi sui tempi, sui modi e sulle caratteristiche dei grotteschi processi relativi a calciopoli. O semplicemente hanno impedito che dubbi spontaneamente germogliati venissero recisi alla radice.
Qualche certezza ovviamente c’era. A me, per esempio, è subito stato chiaro che cosa fosse e che cosa fosse chiamato a fare il procuratore Palazzi. I suoi atti successivi ne furono conferma. E le sue ultime decisioni hanno chiarito a tutti la caratura della sua figura. Naturalmente sulle sue decisioni è lecito dissentire. L’ex-capo dell’ufficio inchieste De Biase sostiene, ad esempio, che le intercettazioni interiste erano da radiazione, non da archiviazione. E a proposito di Collina qualcuno pensa che le sue chiacchierate con Meani siano la cosa più grave di calciopoli. Ma queste sono solo opinioni.
Da settimane il superprocuratore Palazzi legge scrupolosamente gli atti riguardanti le plusvalenze interiste (e, immagino, anche quelli relativi alla vendita del marchio a se stessi). Perché un magistrato che si era mosso con grande rapidità a partire da intercettazioni telefoniche illegalmente rese pubbliche, è ancora chino sulle carte che riguardano una faccenda dove c’è l’inchiesta conclusa di un magistrato e il parere della Covisoc? Perché Palazzi è sì severo; ma sa anche quali conseguenze avrebbe riconoscere la colpevolezza dell’Inter: illegittima iscrizione al campionato, durissima penalità e la Figc con due campionati da riscrivere.
Forse Palazzi pensa che dovrebbe intervenire il potere politico. E’ già successo. La Lazio doveva chiudere i battenti e sparire. Il Parlamento, grazie ai suoi tifosi ai vertici di maggioranza e opposizione, approvò una legge apposita per salvarla. L’anno scorso, quando per il ruolo di Commissario Straordinario si fecero i nomi di Rivera e di Zoff, grandi campioni, persone competenti e oneste, il presidente del consiglio Prodi nominò Guido Rossi, un abilissimo avvocato d’affari che era stato per diversi anni consigliere dell’Inter. Il governo passava da una gaffe all’altra, da una figuraccia all’altra; ma i cittadini elettori quasi non se ne accorgevano, perché erano tutti intenti a seguire il linciaggio della Juventus organizzato dai media.
Questo governo ha un enorme debito di riconoscenza nei confronti dei bianconeri. Ma potrebbe dimostrare la sua superiorità rispetto ai debiti emanando, ad esempio, un regolamento che dichiari che plusvalenze e vendita a se stessi non sono rilevanti per la giustizia sportiva. Così toglierebbe un severissimo magistrato dall’imbarazzo di doversi arrampicare sui vetri per non procedere contro l’Inter e lascerebbe all’Inter gli scudetti rubati.
