Molti anni fa, ai tempi di Trapattoni, quando la Juve giocava al Comunale, verso la fine del campionato andai a vedere Juve – Roma con un giornalista romano. Per non ricordo quale ragione non eravamo in tribuna stampa, ma in tribuna laterale, non lontano dalla curva. Alla fine del primo tempo la Juve vinceva uno a zero. Il giornalista non riusciva a capacitarsi per l’atteggiamento addirittura insofferente dei tifosi juventini, che non solo non si spellavano le mani, ma criticavano “sonoramente” il gioco secondo loro non abbastanza convincente della Juventus. Anche se vinceva uno a zero.
I tifosi juventini da ormai parecchi anni erano abituati al successo; e volevano il massimo. E fu ancora così, anche di più, ai tempi della Juve di Lippi e di quella di Capello. Non c’è quindi da stupirsi se, dopo l’infame sopruso di Farsopoli, i tifosi juventini pretendessero subito una squadra vincente. E criticassero quindi ferocemente la scelte sbagliate in campagna acquisti e le scelte discutibili degli allenatori; né dobbiamo stupirci che, in misura minore, lo abbiano fatto anche l’estate scorsa. D’altronde è più che legittimo che, se qualcosa non va, i tifosi lo facciano notare, suggerendo dove sarebbe opportuno intervenire per rafforzare la squadra, cosa sarebbe opportuno cambiare, dove sarebbe necessario comprare (la difesa, gente, la difesa!).
Ma quegli stessi tifosi, come si vede quando la Juve gioca in casa, nel suo nuovo stadio a misura di tifoso, di fronte al gioco deciso, generoso, a volte travolgente della Juventus, sono il dodicesimo uomo in campo. Che cosa entusiasma i tifosi del 2011? La probabilità della vittoria, il gioco determinato, sfrontato in qualche caso, per ottenerla.
Questo è il primo motivo, di carattere generale, che spiega l’entusiasmo. Mentre scrivo, la Juve non ha ancora giocato né contro la Lazio, né contro il Napoli. Comunque vada (poiché sappiamo che i ogni caso a gennaio si dovrà intervenire, poiché sappiamo che anche il terzo posto sarebbe un risultato positivo) comunque vada, questa Juventus merita il sostegno dei tifosi.
Un ulteriore motivo di entusiasmo è poi dato dalla resa di alcuni dei singoli giocatori. L’apporto dei nuovi: le geometrie raffinate di Pirlo (finché la salute lo assiste), le incursioni possenti di Lichsteiner, e le incursioni furibonde di Vidal, il nostro Attila sudamericano. E le conferme dei “vecchi”. Di due in particolare: Pepe, a cui Conte ha dato una missione da compiere in base a ciò che gli ha dato madre natura, e Marchisio, ovvero lavoro e nobiltà.
Il grande calcio ha bisogno di fuoriclasse. I tifosi hanno bisogno di idoli. Adesso questi ultimi ci sono (pronti, ahimè, ad essere infranti se le cose vanno male). Di fuoriclasse, però, ce ne vorrebbero ancora un paio.
P.S. Repetita iuvant. Allo stadio, sullo striscione dovrebbe esserci scritto “Inter ladri di scudetti”. E se lo striscione non c’è, nulla impedisce che il coro da scandire sia “Inter ladri”. Ladri, come minimo, stando all’inchiesta sulla vicenda Telecom per cui l’interista Tronchetti Provera è stato indagato (si dichiara innocente: ma Vieri, ad esempio veniva spiato “a sua insaputa” e a insaputa della Telecom stessa?)
Paolo Bertinetti

